LA PALIZZATURA NEI VIGNETI A SPALLIERA

La palizzatura dei vigneti a spalliera (termine tecnico che significa accompagnare verso l'alto i germogli di vite, evitando che ricadano verso il basso) è stata affrontata dai viticoltori del mondo adottando metodi diversi, sulla base dei materiali e delle tecnologie in ogni tempo disponibili, puntando verso una sempre maggiore efficienza e risparmio sui tempi di lavoro.

Il metodo dei fili accoppiati e mobilizzati, introdotto negli ultimi decenni, spesso insieme ai pali metallici con asole preformate, ha rappresentato per il vigneto un'innovazione importante, che trova nel brevetto “vigna d’élite” la sua più moderna ed efficiente evoluzione.

1. Per sfruttare meglio la luce e ottimizzare la fotosintesi, in quanto si riduce al minimo

l’ombreggiamento reciproco delle foglie e la larghezza della parete; 

2. Per ottimizzare la distribuzione degli agrofarmaci e incrementare l'efficacia della difesa fitosanitaria.

 

3. Per avere un microclima ottimale nella zona dei grappoli, favorito, oltre che dall’andamento

rettilineo dei germogli, anche dall’assenza di fili e di accessori di “ingabbiamento”

in tutta la zona di fruttificazione;

 

4. Per agevolare la potatura secca, soprattutto nella fase di “stralciatura”, perché i rami, essendo diritti, si staccano con estrema facilità dai fili, favoriti in ciò anche dalla scarsa presenza di viticci ancorati (durante le operazioni estive sui fili mobili molti viticci si distaccano o si rompono).

Di massima con questo metodo è richiesto un solo taglio (alla base) per ogni tralcio dell’anno.

 

5. Per rendere più agevole (con potatura a tralcio rinnovato) la scelta e la posa sul filo di banchina di un capo a frutto, il quale, se il tralcio è di lunghezza opportuna, non richiede legatura.